04 November 2005

14_08 Culver City.



_Metamorphoses a Los Angeles.
Finalmente riprende a grande richiesta (tra tutti la Ste che dal ritorno da un sopralluogo di progetto ad Aosta me lo ha ricordato) il diario made in california, spaccato di vita quotidiana di quattro italianotti nell’estate del 2005. Con il viaggio a Roma e gli impegni presi, in questo periodo il blog stava prendendo una via trasversale, stava diventando uno zibaldone degli eventi che si susseguono…ma chisennefrega..va bene così…la spina dorsale rimane il viaggio in California, ma ogni tanto verrà condito con quello che succede tutti i giorni e merita di apparire sul blog…( leggi “roba interessante”).
E’ domenica mattina, Apo ha invitato la direttrice del’IIC ( Istituto di cultura Italiano di Los Angeles) a visitare Culver city, un distretto progettato interamente dall’architetto eric owen moss… ormai nostro conoscente ( nn lo definisco ancora amico per nn cantare vittoria)… La direttrice ci dà picche, ma noi ci andiamo lo stesso... se vuoi sconfiggere il tuo nemico lo devi conoscere!!!!! Nel 1992 va in onda la rivolta di Los Angeles, i primi scontri interrazziali americani vanno in mondovisione sulla CNN. I confini mai dichiarati dei quartieri dei neri e dei latinos, la recessione reaganiana e la disoccupazione disperata sono le cause degli scontri con la polizia. La rivolta ha innescato il via ad una metamorfosi che è ancora oggi in corso a distanza di 13 anni… Invece che dalla catastrofe naturale del Big one, la metamorfosi urbana nasce dall’aumento dell’immigrazione asiatica e latinos ( la California è il primo stato dell’Unione a maggioranza nn bianca).Si assiste quindi a due generi di fenomeni costruttivi…da una parte un erosione e mutazione delle tipologie abitative esistenti, degli spazi pubblici e dei vuoti urbani, attraverso i fenomeni di autocostruzione avviati dalle diverse etnie ( latinos tra tutti, mexican control, per la felicità di Laura “sombrero”); che a maggioranza silenziosa è capace di condizionare i modi di vivere e di esprimersi di tutta la popolazione. Dall’altra parte abbiamo l’evoluzione architettonica di “gente” come Gerhy, Morphosis, Ro.To, Israel e Moss; che hanno saputo raccogliere e materializzare, dagli anni 80, i segnali dei mutamenti in corso.I maestri citati creano modalità rappresentative nuove all’interno dell’architettura americana, rompendo quel muro di silenzio innalzato soprattutto dalla cultura della East Coast che relegava la produzione californiana a espressione locale a metà tra il regionalismo pragmatico e il kitsch dei grandi cenrti commerciali. Negli stessi anni veniva aperta la SCI_ARC, neonata scuola di architettura losangeliana e luogo di incontro e formazione per una nuova generazione di giovani architetti. Le architetture di Moss e Morphosis vengono all’inizio interpretate come espressione di un realismo sporco che testimonia la precarietà, la dissoluzione e la crisi della città contemporanea. Il segno grafico e le strutture ritorte di acciaio sono simboli della disperazione dell’architettura contemporanea.
Sotto questo profilo appare significativa l’eperienza di Moss a Culver city che durante gli anni novanta crea con una serie di microprogetti, le linee per un masterplan di tutta l’area urbana. Culver city è una delle “isole” dell’arcipelago LOS ANGELES, è localizzata alle spalle di Santa Monica, a pochi minuti da Beverly Hills e da Hollywood, chiusa a tenaglia dalla San Diego Freeway e la Santa Monica Freeway…Era un’ area residenziale medio borghese con delle piccole industrie, ma contatto con un altro quartiere abitato prevalentemente da neri immigrati, che è fra quelli segnati dai riots del 1992. Un area priva di identità sociale ed economica che cambia quando i 2 imprenditori Frederick e Laurie Samitaur, con Erik Owen moss lavorano insieme. L’area diventa un grande laboratorio di progettazione architettonica, che darà all’area 30000 mq in spazi per la nuova industria dell’informazione e dell’enterteinment hollywodiano. Il lavoro di Moss è su due livelli: il dialogo con la materia povera delle architetture locali, il ferro, l’acciaio, il legno, i rivestimenti sporchi ed economici; dall’altra parte c’è il ripensamento dell’edificio inteso come risorsa, tipologia mutante, scatola attraente capace di raccogliere domande economiche e sociali in costante cambiamento. Il corpo di fabbrica, per quanto anonimo, nn viene negato, ma diventa il volume da attaccare o su cui aggiungere nuovi elementi, stabilendo un dialogo tra edilizia ed anomalia. Le nuove fabbriche metropolitane acquisiscono un ‘identità con il nome: the Box, the Stealth, the Pterodactyl, the Beehive( no, nn il gruppo dove suonava Mirko in Kiss me Licia) e the Umbrella. Gli organismi realizzati assimilano il preesistente e portano addosso i segni tangibili della mutazione avvenuta,
corpi in un equlibrio tra finito e non finito creano un’immagine ambigua della dinamicità e mutevolezza dell’architettura contemporanea. E’ stato costruttivo visitare questa parte di città, al primo anno di architettura avevo acquistato un numero di LOTUS che analizzava in modo esaustivo culver city e mai avrei immaginato un giorno di toccare con mano le opere raffigurate in quell’articolo.. se poi sommiamo l’incontro con due modelle spettacolari, e sottolineo spettacolari perché veramente mozzafiato, che facevano un servizio fotografico ( a proposito Truciolo, poi il fotografo ti ha chiamato? oh chiamalo tu e chiedi i telephone numbers delle due sgnacchere), la mattinata è andata veramente alla grande!!! Mezzogiorno passato, Truciolo ci porta ad un fast food dietro la Ucla, della catena inn e out…è stato fatto da architetti famosi, nn ricordo chi, ma è particolare perché cè una palma che attraversa una pensilina in cemento armato tramite un buco…i colori principali sono il rosso e il giallo , come mac donald’s, riferendosi alle patatine e al ketchup. Allora.... ho una fame bestia, un sano, si fa per dire, hamburger è quello che ci vuole…qua funziona così, ordini alla cassa, paghi e poi ti danno un numero…preparano la pietanza e ti chiamano…intanto puoi prendere da bere…anche più di quello che hai pagato, tanto chi ti sgama?le bevande sono alla spina e lontano dalla cassa.allora le provo tutte, all’inizio timoroso, ma poi Truciolo mi dice :”fai pure, tanto qui in america fanno di peggio”, opto per una strana bevanda, credendo che fosse birra scura, la sputo via perché scopro a mio malgrado che è una coca alla cannella misto vaniglia misto schifo…boh, una pepsi mi salva… Dopo un lauto pranzo…a base di cibo americano…ci vuole il dolce…passeggiamo per la strada pedonale vicina, giriamo l’angolo dove cè il cinema e scopriamo un negozio di cookies…meraviglioso…per un dollaro di danno un dolce composto da due biscotti messi a mò di sandwich con in mezzo il gelato artigianale…per un dollaro…i biscotti sono di tutti i tipi e hanno forma circolare...i gusti del gelato sono i classici: cioccolato, vaniglia, nocciola ecc…Ci fosse stata una volta che Truciolo fosse riuscito a finire sto cookies…dopo un po’ infatti viene un po’ di nausea…
La giornata è bella, è domenica, dove và il californiano medio? In spiaggia no?, che domande! Allora tutti al mare a mostrar le …praticamente ci dirigiamo verso Venice Beach!!! La spiaggia è spettacolare, come quella di Baywatch…scendiamo giù verso il lungo mare e passeggiamo finalmente scalzi sulla sabbia…da santa monica arriviamo a piedi a venice, il sole è calato, è ferragosto…e cosa vediamo laggiù??? un bel mucchio di brava gente fare un rave da paura…che facciamo??? ci buttiamo!! Con noi abbiamo anche Truciolo che con i mille capelli che si ritrova si mimetizza tra la folla e rischia anche di baccagliare…ci saranno una cinquantina di persone, ma dopo pochi minuti se ne aggiungono delle altre e pian piano diventiamo una macchia di persone fuse e fumate che si dilata sempre più…girano bazooka a tutto andare, e la musica tribale che proviene dai numerosi bonghi presenti è la nostra colonna sonora…io filmo tutto con la mia fida videocamera…tanto per avere le prove…anche perché Apo è già da un po’ che racconta questo evento…L’aria si tinge di sapori già conosciuti, vabbè ce semo capiti…ma quando ti diverti e stai bene chi è che ti deve rompere le pall??? Gli sbirri arrivano con i loro fuoristrada sempre stile baywatch e ci sparano gli abbaglianti in faccia invitandoci gentilmente di abbandonare il posto…che cavolo è ferragosto…però effettivamente eravamo veramente tanti…fosse scoppiata una rissa sarebbe stato uno sfacelo.. È ora di cena…stanchi come nn mai( ci siamo fatti da Santa Monica a Venice appiedi!!!) troviamo un posticino per mangiare… scopriamo anche un ostello nelle vicinanze, il primo e unico di tutto il viaggio…deve essere spettacolare…arrivi in california e soggiorni in un ostello per studenti vicino alla spiaggia per pochi dollari…beh, scegliamo un posto very cool per consumare la nostra cena…sembra più una sala giochi, infatti ci sono oltre ai tavoli per la cena, i megaschermi che proiettano partite di footbal ameriacano e baseball e ci sono anche tavoli da biliardo dove gruppi di giovani si cimentano nella carambola e giochi annessi…mi dirigo in bagno perché anche questi sono di solito caratteristici e faccio la conoscenza ( nel senso che vedo) due belle fanciulle giocare a biliardo…le ragazze in california come media sono carine, ma ti becchi certi pezzi rari da collezione che solo qui meritano di esistere ( senza nulla togliere alle nostre mediterranee, beh poi le svedesi, le russe, le tedesche ecc…) Io prendo una super pizza americana, cè di tutto, assomiglia a quelle che compriamo qui nei supermarket e che troviamo surgelate ma è molto più buona…perché è la vera pizza americana..è un po’ un paradosso, la pizza è di Napoli si, ma in america ha preso un’altra via…e secondo me anche qui la fanno bene…è molto più spessa e morbida come pasta…poi vabbè la caricano con tuto quello che cè in frigo…. Torniamo alla macchina, ormai siamo a pezzi…abbiamo parcheggiato in un parking multipiano, solo che nn ci ricordiamo più dovè…mi ricordo che aveva una rete su tutta la facciata…facciamo parecchie volte il girotondo ma alla fine eccolo…un miraggio…ahh, finalmete ci dirigiamo all’hotel, il century club con l’omone nero alla reception di turno di notte ci aspetta….good night….zzzzzz
all photos made by DAG

4 commenti:

davide del giudice said...

a proposito delle mediterranee...guardate che bella fanciulla fa compagnia a kris, un "maledetto" torinese!!!
ma si, facciamo un pò di pubblicità a sti giovani!!!
http://www.stilemaudit.it/PHOTOMAUDIT.htm

La Ste said...

bravissimo davide!!! questa california mi sta prendendo un pò troppo...forza forza aspetto altre avventure!!! ciao ciao

davide del giudice said...

ciao Ste!!! Presto ci sarà uno speciale sulle spiaggie californiane...resta in linea con il mio blog!!!

leticia said...

Carissimo! il tuo blog è una fortuna piovuta dal cielo! Ho visitato anche io Culver City l"anno scorso e mi è piaciuto tantissimo! Viva Eric Owen Moss! Ora sono al 4 anno di architettura e sto preparando un esame opzionale a proposito di Eric, e vorrei chiederti se hai scritto a proposito di lui qualcos altro. mi puoi inviare su letyletys@gmail.com e se ti va di visitare il mio blog, passa pure su
www.letyletys.splinder.com

Anch io sono andata a mangiare spesso da in n out. son tornata in italia con 7 kg in più! pazzesco!
a presto e spero in tue notizie!
Let's